Obesità infantile: un primato italiano

Nonostante una leggera flessione rispetto a dieci anni fa gli adolescenti di casa nostra sono tra i più in sovrappeso in Europa

di GIULIA BIGIONI

L’obesità infantile resta un rilevante problema di salute pubblica nella Regione Europea dell’”Organizzazione mondiale della Sanità” (OMS) e mostra una notevole variabilità da Paese a Paese e in diversi sottogruppi della popolazione. Questo problema è stato ribadito nel meeting del Who European Childhood Obesity Surveillance www.euro.who.int, svoltosi a Vienna, e dove è risultato che la prevalenza di sovrappeso e di obesità tra i bambini di 6-9 anni del nostro Paese restano tra le più alte in Europa: maschi 42% in sovrappeso dei quali 21% obesi; femmine 38% in sovrappeso 38% delle quali 14% obese; tutto questo nonostante che il dato italiano sia migliorato rispetto alla prima rivelazione di 10 anni fa. 

Una leggera flessione di sovrappeso e obesità è stata riscontrata anche per i bambini della Grecia, Portogallo, Slovenia, Irlanda e Spagna, è stabile in Belgio, Repubblica Ceca e Norvegia, mostra una tendenza all’aumento, talora per sottogruppi della popolazione infantile (per genere) in Lituania, Lettonia e Bulgaria.  Le rilevazioni sull’obesità infantile europea si sono svolte indagando abitudini e stili di vita, in particolare le abitudini alimentari e i livelli di attività fisica, che hanno un impatto sul peso corporeo e, in prospettiva, sul rischio di malattia cronico-degenerative.

Nel meeting di Vienna sono stati discussi gli sviluppi della prossima raccolta dati che avverrà nel 2018-19 nonché le iniziative intraprese dai vari Paesi per contrastare l’obesità nei bambini e promuovere gli stili di vita salutari come: a) l’assunzione di cibi sani riducendo alimenti e bevande zuccherate; b) implementare programmi che promuovano l’attività fisica riducendo i comportamenti sedentari tra bambini e adolescenti; c) assistenza durante il pre-concepimento per prevenire un peso alla nascita troppo basso o troppo alto; d) attenzione precoce alla dieta e all’attività fisica infantili affinché i bambini crescano con abitudini salutari limitando cibi ad alto contenuto di grassi, zucchero e sale; e) promozione di ambienti scolastici sani con l’alfabetizzazione degli adolescenti sui temi della salute evitando la vendita di alimenti e bevande non sani.

In seguito alle raccomandazioni del Who European Childhood Obesity Surveillance e per frenare il dilagare dell’obesità infantile, in Gran Bretagna saranno vietate le vendite di dolciumi carichi di calorie in bella vista davanti alle casse dei supermercati a portata di mano dei bambini. L’obiettivo, ha spiegato alla Bbc il ministro della Sanità, Jeremy Hunt, resta quello di dimezzare il numero di bambini obesi entro il 2030 e per scoraggiare il cosiddetto ‘junk food‘. “Vogliamo dare più potere ai genitori di fare scelte salutari per i loro figli”, ha rimarcato Hunt, promettendo, oltre alla stretta nei supermercati, pure restrizioni più severe sulla pubblicità di prodotti ad alto contenuto di zuccheri in tv e sul web, nonché l’obbligo d’indicare il ‘peso calorico’ dei cibi nei menu dei ristoranti.

Se tutti i bambini hanno gli stessi diritti, anche il diritto ad una sana alimentazione deve essere rispettato; fondamentale è, dunque, il ruolo delle famiglie per una sana educazione alimentare in quanto è il luogo dove si formano le abitudini che accompagneranno gli adolescenti per tutta la vita.