Occhio ai farmaci se siamo depressi

La depressione è un possibile effetto indesiderato in molti farmaci di uso comune

di GIULIA BIGIONI

Definita il male del secolo, la depressione è anche conosciuta come la malattia del tono dell’umore, una malattia cosiddetta multifattoriale che annovera tra le sue cause aspetti genetici, biologici e psicosociali che interagiscono tra di loro. Tra le cause responsabili di questa importante patologia se ne aggiunge una apparentemente non correlata, come lo sono i farmaci che vengono normalmente prescritti per il trattamento e la cura delle più disparate malattie, e che annoverano la depressione tra gli effetti collaterali nel loro uso.

Uno studio di recente pubblicazione sull’autorevole rivista JAMA (Journal of the American Medical Association) ha messo in relazione l’uso dei farmaci, sia di quelli prescritti dal medico che di quelli da banco, e il rischio e l’insorgenza della depressione, come effetto indesiderato.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29896627

L’analisi che ne emerge mette in evidenza quanto farmaci di diversa origine e applicazione clinica presentano poi questo comune effetto indesiderato, appunto l’insorgenza di una sintomatologia depressiva.

Tra i farmaci a rischio compaiono tutte le categorie più comuni, analgesici, antiipertensivi, ai quali si sono aggiunti anche quelli senza prescrizione medica, si pensi ai farmaci antiulcera, agli inibitori della pompa protonica o gli antagonisti H2, al contraccettivo di emergenza levonorgestrel: molti pazienti potrebbero quindi farne uso ignari del rischio a cui si espongono.

Questo dato è poi particolarmente evidente quando i soggetti seguono una terapia con più di 3 farmaci in associazione. 

Lo studio pubblicato ha visto coinvolti più di 26.000 soggetti adulti nella popolazione degli US in un arco temporale compreso tra il 2005 e il 2014, di cui il 7,6% ha riportato una sintomatologia depressiva facendo uso di farmaci di diversa classe e uso.

In particolare, è stato osservato che l’uso di farmaci, che presentano la depressione come evento avverso, è aumentata dal 35% nel biennio 2005/2006 al 38,4% nel biennio 2013-2014. Questa condizione d’uso, quindi di potenziale pericolo, nell’assunzione di questi farmaci, è stata poi confermata dalla reale manifestazione della malattia soprattutto nei soggetti che facevano uso di associazioni di più farmaci, con i valori maggiori per 3 e più medicamenti. La prevalenza della malattia depressiva è stata stimata intorno al 15% per coloro che facevano uso di 3 e più farmaci con la depressione come effetto avverso rispetto a solo il 4,7% in coloro che non hanno fatto uso di questi farmaci. Sembrerebbe in sostanza che l’avviso riportato nel famoso “bugiardino” dei potenziali effetti collaterali si rafforza e trova conferma nella combinazione di 3 e più farmaci.

I risultati riportati suggeriscono quanto sia importante il dialogo tra medico e paziente, che dovrebbe essere quanto più informato sui potenziali rischio depressivo associato alla terapia che sta intraprendendo.

Si deve considerare che il numero di farmaci che presentano un potenziale rischio depressivo tra gli effetti collaterali è superiore a 200, molto più frequente di quanto si potrebbe credere. Con l’importante esclusione di tutta quella categoria di farmaci classificati come antidepressivi che presentano, proprio per le caratteristiche della patologia che devono curare, il rischio depressione e suicidio elevato.

La presenza di figure sanitarie che si prendano carico dell’informazione all’utente finale sembra la soluzione da perseguire, il medico per i farmaci con ricetta e quindi il farmacista per i farmaci OTC senza ricetta, le uniche figure sulle quali possiamo riporre una speranza per la salvaguardia della nostra cara salute, anche mentale.