I piselli alleati contro iperglicemia e appetito

Il ritorno a cose semplici e genuine sta riportando i legumi sempre più frequentemente sulle nostre tavole

di GIULIA BIGIONI

Nel corso dei secoli i legumi, della famiglia delle Fabaceae, hanno alternato la loro fortuna sulle nostre tavole, in funzione della disponibilità alimentare e delle mode. Tra quelli di stagione, con l’arrivo della primavera, troviamo i dolcissimi piselli (Pisum sativum), tipici della nostra Dieta Mediterranea, ben conosciuti e apprezzati già nell’antica Roma. Se gli antichi Romani gradivano consumare fave e piselli ripassati con lardo, come ci racconta Marziale (MART. V, 78, 10; XIII, 7, 1-2) e se un tipico piatto romanesco dei tempi moderni è “la vignarola”, fatta con piselli, fave, carciofi, lattuga, guanciale e menta, nelle scienze biologiche i piselli rappresentano la base delle scoperte genetiche.

Grazie, infatti, alle selezioni in sette varietà di piselli, che differivano per caratteri del seme, come la forma, liscia o rugosa, il suo colore, la forma e il colore del baccello, la posizione e il colore dei fiori, e grazie allo studio sugli incroci di due varietà di piante appartenenti alle cosiddette linee pure, Mendel ha formulato le note  leggi della genetica, che hanno definito  le caratteristiche ereditarie.

Il loro valore nutrizionale è nel basso potere calorico di circa 60 calorie per 100 g, fornite soprattutto da carboidrati (6,5%) e proteine (5,5%), nella ricchezza di fibra, di sali minerali (potassio, ferro, magnesio, calcio) e vitamine, soprattutto vitamina C e acido folico. Non mancano gli antiossidanti e altre molecole utili.

Tra le proprietà nutrizionali annoverano la capacità di stimolare la motilità intestinale, proprietà diuretiche, toniche e energetiche.

Diversi studi hanno dimostrato l’impatto benefico dei piselli secchi e dei loro componenti sulla tolleranza al glucosio. Uno studio pubblicato recentemente su NUTRIENTS riporta i risultati dell’effetto dell’integrazione alimentare con semi di piselli crudi e cotti sulla tolleranza al glucosio, la composizione microbica dell’intestino, i marcatori selezionati della funzione di barriera intestinale e il profilo degli acidi grassi a catena corta, in ratti intolleranti al glucosio (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29137145).

Lo studio è stato condotto su ratti resi prima intolleranti al glucosio, con una dieta ricca di grassi e zuccheri semplici, poi alimentati per quattro settimane con diete a base di piselli crudi e cotti. Il consumo di piselli cotti ha migliorato la tolleranza al glucosio di circa il 30% e la dieta con quelli sia crudi che cotti ha ridotto la risposta all’insulina del 53% e del 56%, rispettivamente, rispetto alla dieta ricca di grassi. La spiegazione del risultato ottenuto è perché i piselli sono un’ottima fonte di fibra alimentare, per l’alto contenuto di cellulosa.

Si è anche osservato un cambiamento significativo nella composizione microbica intestinale dopo dieta a base di piselli rispetto a una dieta a contenuto variabile di grassi ma povera di fibra, con un incremento dei batteri delle famiglie Lachnospiraceae e Prevotellaceae. I livelli sierici di acetato e propionato aumentano con la dieta a base di piselli crudi, confermando il miglioramento della glicemia e il ruolo protettivo contro alterazioni del microbiota intestinale.

Recenti raccomandazioni nutrizionali promuovono una riduzione delle proteine da fonti animali, quali maiale, carne bovina, come prevenzione delle malattie cronico degenerative. Le proteine da fonti vegetali al contrario dovrebbero essere aumentate. Tuttavia, poco si sa circa l’effetto di queste fonti di proteine vegetali sulla regolazione dell’appetito.

Nielsen, dell’Università di Copenhagen, dimostra, in un suo lavoro pubblicato sempre su NUTRIENTS, in 43 giovani volontari sani, di peso normale, che a parità di contenuto energetico, i pasti alto contenuto di proteine vegetali da fagioli e piselli riducono la sensazioni dell’appetito di più rispetto ai pasti a base di proteine di origine animale, da carne di maiale e vitello. Anche in questo caso la spiegazione sta nell’alto contenuto idi fibre di un pasto a base di piselli (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29337861).

Bisogna però ricordare che i piselli sono fonte di purine e di conseguenza sono sconsigliati per gli iperuricemici e per i malati di gotta.