L’ alimentazione sana non è per tutti

I bambini più poveri hanno il doppio di probabilità di essere obesi rispetto ai coetanei più ricchi

di SILVIA BASSI

Una salutare dieta equilibrata non è alla portata di tutti, altrimenti non si spiegherebbero gli allarmanti dati lanciati recentemente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo la quale nel 2030 la quota di obesi arriverà al 50 per cento della popolazione. Anche l’Italia non è esclusa da questa calamità sociale e in una non lontana prospettiva saranno ben due persone su tre ad avere problemi di grasso in eccesso.

L’obesità sta assumendo sempre più i contorni di una vera e propria epidemia, soprattutto in età pediatrica. Secondo una ricerca dell‘Istituto Superiore della Sanità https://www.iss.it/ su un campione di 48.900 bambini, di oltre 2600 classi di tutta Italia, il 21,3% è in sovrappeso e il 9,3% obeso. In Italia un bambino su tre ha un peso che supera i limiti raccomandati per la propria età.

Durante la ricerca è emerso che la principale ragione per cui anche in Italia non si è immuni dagli eccessi di grasso, nonostante sia il paese con i maggiori prodotti alimentari di qualità, sta principalmente nella differenza socio-economica tra Nord e Sud. Fra l’altro, è risultato che nel mezzogiorno, unitamente a una maggiore povertà, sono carenti le strutture per svolgere attività fisica e la popolazione compra cibo a basso costo, se non alimenti “spazzatura”.

Mangiare bene e seguire una dieta sana ed equilibrata e conseguentemente mantenere una efficiente forma fisica pare sia diventato un lusso che in pochi si possono permettere. Le famiglie indigenti sono costrette, quindi, a ricorrere ad alimenti di bassa qualità, ingrassando. Non si tratta, dunque, solo di forza di volontà o di cultura, ma anche di un problema eco   nomico.

L’Organizzazione mondiale della Sanità ricorda, inoltre, che l’obesità è una malattia che altera le funzioni metaboliche, interferendo con insulina e altri ormoni, e produce un’infiammazione cronica generalizzata che facilita la comparsa di altre patologie. Un recente rapporto degli americani Centers for Diseases Control parla di tredici tipi di cancro correlati ai chili di troppo, fra cui quello al seno, all’utero, alle ovaie, al fegato, al pancreas, al rene, allo stomaco e al colon. Il grasso può compromettere le cure: uno studio recente mostra come l’obesità impedisca la risposta ai farmaci anti-angiogenici in donne con un tumore al seno.

Per la dottoressa Susan Yanovski, dei National Institutes of Health statunitensi, è improbabile che esista una “pallottola magica” che risolva per sempre l’obesità. “Emolto più utile un approccio personalizzato – sottolinea la Yanovski – in cui tenere conto di tutti gli elementi che nel singolo paziente possono fare la differenza: dal grado di controllo di fame e sazietà alla flora batterica presente, dalle caratteristiche psicologiche alle differenze di metabolismo”.

Mantenerci in salute è una scelta di giustizia” sostiene il medico ed epidemiologo Franco Berrino, già direttore dell’Istituto nazionale dei Tumori di Milano, il quale afferma che “non abbiamo il diritto di far pesare le nostre malattie agli altri”. Il consiglio di Berrino è ritornare “a uno stile alimentare semplice, sano, basato sugli ingredienti fondamentali della dieta mediterranea, per trovare un equilibrio tra gusto e salute”.