Insieme a tavola

Chi può dirci come, cosa e quanto portare a tavola per mantenerci a lungo in salute

 di ALFREDO TESIO

Una volta mangiare e stare insieme a tavola era uno dei più grandi piaceri concessi all’umanità. Nella convivialità ci si impara a conoscere, le discussioni si ammorbidiscono, i contratti si stipulano e può anche crearsi qualche amicizia.

Oggi chi invita qualcuno a pranzo o cena può prendersi una bella gatta da pelare, soprattutto se non si conoscono i gusti, malattie, allergie, resistenze ideologiche e religiose degli invitati.

Provate ad immaginarvi un pranzo di lavoro con invitati musulmani, un paio di vegetariani, un vegano, un intollerante al glutine, un allergico al pesce e ai crostacei. Per non parlare di chi legge molto il gossip alimentare e  teme qualsiasi prodotto cancerogeno.

Cosa facciamo preparare?

La soluzione per chi se lo può permettere sarebbe fare diversi menu.

A quel punto finirebbe però il senso dell’aggregazione conviviale e allora è meglio vedersi per un caffè? Magari fosse facile. Oggi la World Health Organization (WHO), in Italia OMS, insomma l’Organizzazione Mondiale per la Sanità fa sapere che anche nel caffè ci sono sostanze che possono favorire l’insorgere di tumori.

Chi legge superficialmente tutti gli ammonimenti della WHO, soprattutto quello sulle carni rosse e conservate, come prosciutto e salsicce etc. può credere che siamo stati degli stupidoni incompetenti antisalutari per oltre 2000 anni.  Soprattutto incompetente era lo storico Varrone che nel primo secolo avanti  Cristo si sperticava in elogi per la salsiccia lunga e stretta  della Lucania, da cui il nome successivo luganica.

Il cibo è una cosa troppo importante per lasciarla decidere solamente agli scienziati.

Gli allarmi e gli ammonimenti vanno presi nella giusta misura.

La WHO aveva nell’ottica soprattutto la nutrizione sospetta del popolo americano dove molti abusano di bistecche rosse, hamburger e hot dogs.

Gli USA infatti non figurano ai primi posti nella classifica dei paesi più longevi, dove al primo posto c’è il Giappone e al secondo c’è l’Italia.

Forse chi mangia sushi e pasta al ragù, in Giappone e in Italia, non ha letto tutti i rapporti della WHO.

Le grandi organizzazioni internazionali non sempre conoscono l’arte della comunicazione e il dosaggio delle informazioni. C’è chi come la Lehman Brothers, guru rinomato della finanza mondiale che dava insegnamenti e voti a tutti, nel 2008 predicava un grane futuro di venerdì e chiudeva per bancarotta il lunedì successivo.

Non è certo il caso di WHO. Però questa grande benemerita organizzazione all’interno dell’ONU sembra abbia un budget per l’80% finanziato da privati e solo per il 20% da governi e istituzioni ufficiali.

Forse anche lì potrebbero nascondersi interessi commerciali non a tutti comprensibili.

Mangiamo quindi tranquilli ascoltando i saggi scienziati come è stato il prof Veronesi e la senatrice  Elena Cattaneo, perché no  Patto in Cucina.

Mangiamo di tutto, poco e con piacere.