I magnifici sette di Calabria: 3) il cedro

Prodotti unici dalla terra delle contraddizioni: difficile ma bellissima, povera ma generosa, aspra ma ospitale

di CARMEN COLICA

Il terzo prodotto agricolo di questa rassegna di coltivazioni tipiche della Calabria è il cedro, un agrume estremamente aromatico, dalle notevoli qualità officinali che gli hanno attribuito un alone di sacralità sin dai tempi più remoti.

Luogo di origine del cedro, come di tutti gli agrumi, sono state le foreste sub tropicali dell’Asia sud orientale. La sua ‘domesticazione’ è avvenuta durante la scoperta dell’agricoltura in epoca neolitica, ma non certamente a scopi alimentari. Infatti, nonostante millenni di coltivazione, non si ha un frutto ricco di succo come gli altri agrumi. I cedri, anche maturi, sono costituiti da un albedo molto spesso, di colore bianco, gradevole più che altro per il profumo. Se non per l’alimentazione, è il suo utilizzo officinale che ci può spiegare il perché della sua precoce coltivazione.

Noto già agli antichi Egizi, lo troviamo citato spesso in antichi trattati di medicina e gastronomia, da quelli greci e romani a quelli dell’autorevole scuola medica salernitana tra l’XI e il XII secolo, ma il cedro (etròg in ebraico) viene nominato per la prima volta nella Bibbia, dove, nell’Esodo, Dio stesso lo indica a Mosè come “frutto dell’albero più bello” (Perì ‘etz adar), che dovrà essere usato nelle cerimonie di ringraziamento per l’avvenuta liberazione dalla servitù egizia (l’attuale festa del Sukkot o dei Tabernacoli). I rabbini di tutto il modo, ogni estate, tra Luglio e Agosto, si danno appuntamento a Santa Maria del Cedro, per selezionare accuratamente, insieme ai contadini del posto, uno a uno i cedri migliori per il Sukkoth, perché il frutto usato nel rito deve essere perfetto come indicato dai testi rabbinici.  I sacerdoti, quindi, affiancano i contadini del luogo per assicurarsi che il cedro non provenga da pianta innestata e sia perfettamente sano e almeno al quarto anno di vita e possegga un peduncolo accentuato, una forma conica perfetta senza rugosità e senza macchie sulla buccia. I cedri calabresi sono tra i pochi al mondo a presentare le caratteristiche richieste e per assicurarseli i rabbini sono disposti ad offrire delle cifre altissime.

Una ricerca minuziosa e attenta a cui i rabbini si dedicano personalmente fin dalle prime ore del giorno. Sono i contadini, però, che hanno l’onere e l’onore di raccogliere il frutto dalla pianta, una raccolta faticosa – poiché avviene stando sempre in ginocchio perché le piante sono basse – e dolorosa – poiché hanno rami dalle spine acuminate. Pare che a introdurre questa coltivazione siano stati proprio gli ebrei ellenizzati durante le loro migrazioni.

La qualità più pregiata – il liscio di Diamante – fiorì alle foci del fiume Abatemarco (che si getta in mare proprio nei pressi del paese da cui prende il nome questa qualità di agrume), dopo la caduta di Gerusalemme.

Rabbino intento a controllare i cedri (fonte YouTube)

 Rabbino intento a controllare i cedri (fonte YouTube)

Il Cedro di Calabria è coltivato nella fascia costiera dell’alto Tirreno cosentino che va da Belvedere Marittimo a Tortora, denominata Riviera dei Cedri con al centro Santa Maria del Cedro. Con i suoi 80 ettari, che si estendono fino a 300 metri sul livello del mare, questa è l’unica zona italiana dove si coltiva il liscio di Diamante, per cui, già da diversi anni, è stato richiesto il marchio DOP. È qui che questo agrume, trova il suo habitat naturale grazie ad un microclima caratterizzato da temperature miti tutto l’anno, senza particolari escursioni termiche, al riparo da venti forti o sciroccosi. Infatti, il cedro mal sopporta i venti freddi provenienti da nord e temperature sotto i 5 gradi.

Areale di produzione del cedro “liscio di Diamante” (fonte www.calabria.org.uk)

Oltre al mondo ebraico, la raccolta è destinata alle aziende di produzioni alimentari locali dove il frutto viene impiegato per la produzione di liquori, bevande, creme, confetture, dolci, gelati, sorbetti. Proprio grazie al suo straordinario aroma, il cedro viene impiegato come pregiata essenza nell’industria profumiera; ultimamente, la nouvelle cuisine ne sta riscoprendo l’uso e ne adopera la scorza in molte delle sue raffinate ricette.

Per finire, il cedro è ricco vitamina B1, calcio e potassio, flavonoidi (forti antiossidanti), citrale e terpeni (fonti di retinolo) e limonina (fonte di acido ascorbico). Le sue caratteristiche botaniche, farmacologiche, cosmetiche e alimentari fanno sì che il cedro possa essere annoverato a pieno titolo tra i magnifici prodotti della terra di Calabria.

Bibliografia

Barreca D, Gattuso G, Bellocco E, Calderaro A, Trombetta D, Smeriglio A, Laganà G, Daglia M, Meneghini S, Nabavi SM. Flavanones: Citrus phytochemical with health-promoting properties. Biofactors. 2017 Jul 8;43(4):495-506. doi: 10.1002/biof.1363.