Piccoli cambiamenti nella dieta portano ad un grande risultato sulla longevità

Il cambiamento della dieta è un direttore d’orchestra nella riduzione del rischio di morte prematura

di ALDA ATTINA’

La missione di un bravo Nutrizionista è quella di suggerire al paziente come i cambiamenti della dieta possano aiutarlo nella gestione del suo stato di vita in salute, l’healthy lifespan.

Riuscire a definire con esattezza quale sia lo stile di vita corretto potrebbe essere compito non sempre facile, così come non è facile modificare nelle persone comportamenti non salutari perpetuati per anni e anni.

Una interessante ricerca pubblicata sul New England Journal of Medicine (http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa1613502) dal Dipartimento di Nutrizione della Harvard University Chan School, evidenzia come la semplice modifica delle abitudini alimentari sia associata alla riduzione del rischio cardiovascolare e di morte da tutte le cause.

Il gruppo di ricerca ha analizzato la qualità della dieta di circa 74,000 soggetti per circa 12 anni attraverso un questionario di rilevazione delle abitudini alimentari. Sono stati utilizzati dei questionari con diversi punteggi: l’Alternate Healthy Eating Index (per la conformità alle linee guida dietetiche americane, Dietary American Guidelines), Alternate Mediterranean Diet Score (per la conformità alla Dieta Mediterranea) e il Dietary Approaches to Stop Hypertension (DASH) score (associazione tra modelli alimentari specifici e rischio di ipertensione).

Lo studio ha sottolineato come un miglioramento della qualità della dieta nei 12 anni di osservazione sia associato ad una consistente riduzione del rischio di morte prematura. Inoltre, il dato più importante è stato rilevato quando una semplice modifica della qualità della dieta, come la sostituzione di una porzione di carne rossa o lavorata, con una porzione di frutta secca o legumi, abbia diretto ad una riduzione di 8-17% del rischio di morte.

“Anche con scarsi miglioramenti nella qualità della dieta si possono raggiungere significativi risultati sul rischio di mortalità” – afferma la dottoressa Mercedes Sotos-Prieto, lead author della ricerca – “al contrario, il peggioramento della qualità delle scelte alimentari può aumentarne il rischio”.

Nello specifico, tra i cibi che hanno contribuito ad aumentare il punteggio sulla qualità nutrizionale della dieta si annoverano ortaggi e verdure a foglia, frutta fresca, cereali integrali, frutta secca come noci e mandorle, legumi, pesce fresco e acidi grassi omega-3. Si tratta di alimenti inclusi nella Dieta Mediterranea ancestrale tipica del bacino Mediterraneo, analizzata ed esaltata dal Prof. Ancel Keys durante il Seven Countries Study.

D’altro canto, come dubitare della grande utilità di queste categorie alimentari? Verdure e frutta secca, consumati crudi, rappresentano la fonte principale di micronutrienti come vitamine idrosolubili del gruppo B e C, sali minerali e flavonoidi dal potere antiossidante; sono inoltre una sorgente di idratazione vista la grande quota di acqua libera in essi contenuti. Inoltre, insieme ai legumi, concorrono ad apportare fibra solubile al nostro organismo per modulare l’attività intestinale, regolare il benessere del microbiota intestinale e gestire al meglio la glicemia e la risposta insulinemica. Ancora, gli acidi grassi polinsaturi provengono dal pesce azzurro, per il quale si consiglia un consumo di almeno 3 volte a settimana, e dalla frutta secca con piccole porzioni di 20g al dì.

Seguire uno stile di vita sano rappresenta la prima terapia per la cura e la prevenzione delle malattie correlate al cibo, le metaboliche, cardiovascolari e neoplastiche.