A Napoli, con l’Unesco, l’appetito vien premiando

Dopo il riconoscimento della pizza napoletana come patrimonio culturale mondiale, cominciano a fioccare altre candidature per aggiudicarsi lo stesso premio

di SILVIA BASSI

Il recente riconoscimento dell’arte del pizzaiolo napoletano, come patrimonio culturale immateriale dell’umanità concesso dall’Unesco, ha innescato a Napoli una rincorsa al medesimo premio per altri prodotti di qualità. E’ già partita, infatti, la raccolta firme per candidare all’ambito riconoscimento dell’Unesco anche il “Caffè espresso napoletano” e la sua tradizione. 

Le prime firme sono state apposte su uno speciale registro, allestito presso lo storico Gran Caffè Gambrinus vicino a Piazza Plebiscito www.grancaffégambrisun.com/it e al Palazzo Reale. L’intento dei promotori del Comune di Napoli, della Regione Campania e di tutti gli esercenti partenopei, è quella di sottolineare l’importanza della diffusione di una bevanda che fin dal Settecento è parte integrante della storia e della cultura napoletana al pari di quella dei pizzaioli.

Il caffè tipico napoletano e il modo in cui viene realizzato è un’altra eccellenza che merita un riconoscimento internazionale  – sottolinea il consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli – non solo per tutelarlo da improbabili imitazioni, che si trovano in tutto il mondo, ma anche perché al caffè sono legati importanti momenti culturali di Napoli. Basti pensare ai tributi che il caffè ha ricevuto dalle scritture teatrali di Eduardo De Filippo, dai film di Totò e dalle melodie di vari cantanti,  come Pino Daniele con la sua “Na tazzulella ‘e caffè”.

Lo scrittore Gabriele Venincasa diceva che “se altrove il caffè “si prende”, a Napoli, dove l’aria è un misto di ossigeno e caffeina, il caffè “si gusta””. A Napoli, com’è universalmente riconosciuto, il caffé è un vero e proprio rito a cui quasi nessuno rinuncia; una tradizione che nei secoli si è affermata sempre più contribuendo a consacrare l’espresso napoletano in tutto il mondo.

Ma che cosa lo rende così famoso? Secondo i più, il “trucco” risiede nell’ottima acqua della zona ma, in realtà, il vero segreto è nella “miscela napoletana” e nella sua tostatura. Se sarà “cotta al punto giusto” il caffè assumerà la sua tipica colorazione scura e i suoi aromi saranno adeguatamente esaltati. A questa esclusiva lavorazione va associata l’abilità nel manovrare la macchina espresso, così da ottenere il tipico caffè ristretto napoletano, morbido e cremoso. E’ per queste e altre ragioni che Eduardo De Filippo diceva: “Quando morirò tu portami il caffè e vedrai che io resuscito come Lazzaro”.

I napoletani, dunque, non vogliono essere da meno dei viennesi e dei turchi, i cui rispettivi caffè sono già stati inseriti nella lista dei beni immateriali dell’Unesco ed è per questo che, sull’onda dell’arte dei pizzaioli, hanno cominciato a preparare un persuasivo dossier tra arte e tradizione.

Oltre al caffè napoletano, altri prodotti alimentari tipici della regione Campania, come la mozzarella di bufala e artigianali potrebbero richiedere il riconoscimento Unesco: in primis l’arte dei presepi napoletani unici e ineguagliabili per creatività, storia e tradizione.