I magnifici sette di Calabria: 2) bergamotto

Prodotti unici dalla terra delle contraddizioni: difficile ma bellissima, povera ma generosa, aspra ma ospitale

di CARMEN COLICA

Eccoci al secondo appuntamento con la rassegna dei magnifici sette di Calabria, straordinari frutti della terra che devono la loro peculiarità proprio alle caratteristiche climatiche e geografiche della punta dello stivale (con i suoi circa 800 chilometri di costa la Calabria è la regione italiana con maggiore  estensione costiera – isole escluse – e con le vette più elevate dell’arco appenninico meridionale – che superano i 2.000 metri di altezza – a pochissima distanza), a cui sono connessi così strettamente da meritare la denominazione d’origine.

Uno dei più conosciuti di questi frutti della terra è senz’altro il bergamotto, definito “oro verde” di Calabria per le molteplici proprietà cosmetiche,  gastronomiche e nutrizionali, ma soprattutto per il contributo economico che la sua coltivazione apporta a questa regione.

Il bergamotto deve il proprio nome alla presenza ottomana nel sud Italia, pare che derivi, infatti, dal turco “beg armudi” che significa “pero del signore” per la sua similarità con la forma della pera bergamotta. È un agrume di aspetto tondeggiante, di colore giallo-verdognolo, tendente all’arancio quando matura, dal profumo intenso e dal sapore asperrimo (assai più del pompelmo); viene coltivato nella cosiddetta Area Grecanica, la zona collinare lungo il litorale ionico del territorio di Reggio Calabria, sui terreni alluvionali argillosi, esenti da gelate e ben soleggiati, di un ristretto areale della Locride, tra Villa San Giovanni e Gioiosa Jonica. La produzione occupa un territorio pari a 1.500 ettari, con una media annuale di 5.000 quintali di prodotto (raccolti rigorosamente a mano da persone esperte, rompendo il peduncolo con il pollice, nei mesi di Ottobre, Novembre e Dicembre). Con questi numeri, la Calabria è la terra dove si realizza oltre il 90% della produzione mondiale di questo prodigioso agrume, che nel 1999 ha ricevuto il marchio D.O.P.

Areale di produzione del bergamotto (fonte www.expoitaly.eu)
Areale di produzione del bergamotto (fonte www.expoitaly.eu)

Da sempre utilizzato in cosmetica (da questo frutto viene estratta l’essenza che costituisce la base naturale della produzione profumiera mondiale), è stato recentemente riscoperto in culinaria per aromatizzare molti piatti, soprattutto dolci (ma anche salati), per la preparazione di bibite e liquori come il bergamino (praticamente introvabile, ottenuto macerando le scorze di bergamotto nell’alcol); raro ma intensamente aromatico e delicato è il miele di zagara di bergamotto (eccezionale l’accostamento al pecorino stagionato o alla ricotta). È in nutraceutica, tuttavia, che il bergamotto esalta la sua natura, grazie alle sue notevoli proprietà curative. Recenti studi hanno evidenziato la sua marcata attività antiossidante, ipocolesterolemizzante e ipoglicemizzante.

Le sue origini sono misteriose, forse deriva da una mutazione spontanea di un’altra specie l’arancio amaro o limetta, avvenuta in Calabria, o forse proviene dalla Cina, o dalla Grecia, o da Pergamo (l’antica Troia) o dalla città spagnola di Berga (portato da Cristoforo Colombo).

Comunque sia, furono italiani a scoprire e valorizzare le numerose qualità del bergamotto. L’uso alimentare del bergamotto è documentato per la prima volta nel menu di un banchetto organizzato dal cardinale Campeggi in onore di Carlo V nel 1536, dove furono serviti “Bergamini Confetti”. Poco tempo dopo a Firenze fu creato da Bernardo Buontalenti un sorbetto aromatizzato al bergamotto per Cosimo dei Medici. Sull’esempio dei contadini dello stretto di Messina, che utilizzavano l’olio essenziale, aromatizzante, purificante e curativo, ricavato dalla buccia di questo agrume, venne inventata da un cuoco italiano – Procopio dé Coltelli – nel ‘600 “l’acqua di bergamotto” che riscosse un enorme successo alla corte del Re Sole.

Gian Paolo Feminis, un mercante novarese, comprese l’efficacia dell’olio dell’agrume per fissare tutte le altre fragranze; emigrato a Colonia, confezionò nel 1680 un unguento, l’aqua admirabilis, da cui nel 1704 derivarono le acque aromatiche che da allora portano il nome della città tedesca.

Le prime testimonianze della comparsa del bergamotto nel reggino risalgono al ‘700. La pianta attecchisce solo in determinate aree e, anche se si produceva in altre parti nel mondo (pochissime), il frutto calabrese si rivelò quello maggiormente ricco di componenti chimici. Per questo motivo la richiesta aumentò a tal punto che, a partire dal 1750, la costa reggina si ricoprì di bergamotteti. Nell’800 crebbe anche la richiesta del mercato alimentare. Nel 1830, la ditta inglese Twining lanciò il suo più famoso tè, l’Earl Grey Tea, aromatizzato al bergamotto, attribuendo ingannevolmente al prodotto origini cinesi. Poco dopo l’agrume calabrese fu impiegato anche per la realizzazione delle Caramelle di Nancy e di molti liquori inglesi, statunitensi e francesi.

Oggi, nel Museo del Bergamotto a Reggio Calabria sono esposti macchinari, processi di lavorazione antichi e moderni, insieme ad interessanti foto d’epoca.

Molti intellettuali e associazioni locali sono impegnati nella proposta che il bergamotto sia riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio immateriale dell’umanità.

Bibliografia

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Tundis R, Loizzo MR, Bonesi M, Menichini F, Mastellone V, Colica C, Menichini F. Comparative study on the antioxidant capacity and cholinesterase inhibitory activity of Citrus aurantifolia Swingle, C. aurantium L., and C. bergamia Risso and Poit. peel essential oils. J Food Sci. 2012 Jan;77(1):H40-6. doi: 10.1111/j.1750-3841.2011.02511.x. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22260108