2050: odissea negli oceani

È una previsione inquietante ma fondata: nel 2050 negli oceani non ci sarà più pesce

È altamente probabile che, continuando di questo passo, nel 2050 non ci saranno più pesci nel mare. L’allarme viene lanciato da molti anni, dalla FAO e dalle Nazioni Unite. Ogni anno negli oceani del nostro pianeta vengono pescate più di 90 milioni di tonnellate di pesce. Ogni anno negli allevamenti ittici vengono prodotti circa 100 miliardi di pesci.

Nel Mediterraneo il 96% delle specie di fondale e il 71% di quelle di acque intermedie subisce sovrasfruttamento, cioè il tasso di pesca è superiore a quello riproduttivo, quindi rischia fortemente l’estinzione. Gli allevamenti ittici sono uno dei settori maggiormente in crescita anche nella parte più povera del mondo. In Cina, Vietnam, Bangladesh, India l’industria dell’allevamento ittico è in rapidissima espansione.

Gli oceani vengono regolarmente e pesantemente saccheggiati per pescare piccoli pesci che serviranno da nutrimento a quelli degli allevamenti ittici. Ci vogliono dai 3 ai 5 chili di pesce pescato in mare per produrre 1 chilo di pesce d’allevamento. Circa il 25% di tutto il pescato è costituito da piccoli pesci per produrre farina da utilizzare negli allevamenti. Vale a dire che un quarto del pescato mondiale viene usato per nutrire altri pesci.

Parte di questo pesce e dei suoi lavorati vengono inseriti nei mangimi di altri animali d’allevamento. L’unico rimedio possibile è ridurre drasticamente, le operazioni di pesca industrializzate per consentire alla natura di ripristinare il suo equilibrio e ristabilire la biodiversità nel mare.

Un allevamento ittico intensivo in Cina (Reuters)
Un allevamento ittico intensivo in Cina (Reuters)

Paradossalmente, l’aumento dell’attenzione nei confronti dell’alimentazione ha portato ad una diminuzione del consumo di carne, ritenuta a torto pericolosa per la salute, e al parallelo aumento del consumo di pesce. Per non parlare delle nuove tendenze alimentari che fanno nascere e prosperare un numero sempre crescente di ristoranti giapponesi, dove si preparano ogni giorno tonnellate di sushi (se ne trova anche in alcuni supermercati!).

Non ho nulla in contrario al sushi, anzi mi piace molto! Ma è innegabile che la sua eccessiva diffusione contribuisca fortemente al depauperamento delle riserve ittiche del nostro pianeta! Non è solo una questione di alimentazione, la nostra stessa sopravvivenza è legata al mare. Il 35% delle foreste di mangrovie e il 20% delle barriere coralline sono state distrutte a causa dell’urbanizzazione delle coste e della pesca intensiva.

Sono oltre 400 le aree definite “morte” negli oceani, quelle senza più ossigeno sufficiente per la vita, che coprono una superficie pari a 250.000 km2, dove la maggior parte degli organismi marini non riesce più a sopravvivere (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18703733). Soltanto il 2% dei mari del mondo è protetto da una legislazione accurata. Il 70% dell’ossigeno della terra viene dal mare, ed è sempre il mare con la sua biodiversità a regolare il clima – abbiamo notato tutti l’aumento della frequenza di eventi meteorologici estremi!

La vita sulla Terra è nata nell’oceano primordiale, la Panthalassa (dal greco Παν → pan = tutto, e θάλασσα → thálassa = mare), un unico mare nel quale si sono sviluppate le prime forme di vita che, evolvendosi e diversificandosi, hanno dato origine a tutte le specie vegetali e animali che hanno popolato e popolano il nostro meraviglioso pianeta, in una sorprendente miriade di varietà, interconnesse tra di loro in un equilibrio dal quale dipende la sopravvivenza di ognuna di esse (uomo compreso).

Toro seduto, al secolo Tatanka Iyotake, davanti all’avidità dell’”uomo bianco” disse: “Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche”.

Fin troppo spesso dimentichiamo di appartenere a quella natura di cui ci sentiamo al di sopra, proprio per questo motivo dovremmo tutelarla, significa salvaguardare la nostra stessa esistenza!

Bibliografia

Diaz RJ, Rosenberg R. Spreading dead zones and consequences for marine ecosystems. 2008 Aug 15;321(5891):926-9. doi: 10.1126/science.1156401.